2001 Odissea Nello Spazio

2001

TITOLO: 2001 Odissea Nello Spazio

Regia: Stanley Kubrick

Cast: Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter,

Produzione: Gran Bretagna

Anno: 1968

Durata: 143 minuti

TRAMA:

Nella preistoria, gli antenati degli uomini, un gruppo di esseri molto vicini alle scimmie, sia per l’aspetto che per il comportamento, si imbatte in un misterioso monolite nero.
1999: sulla Luna viene rinvenuto un monolite simile, che improvvisamente inizia ad emettere degli strani suoni. Gli scienziati riescono ad individuare la destinazione dei suoni che sembrano essere dei messaggi: il misterioso monolite è in comunicazione sia con quello sulla Terra, sia con un altro che si trova su Giove.
2001: l’astronave Discovery parte alla volta di Giove. L’equipaggio è composto dal capitano Bowman, dal suo aiutante e da altri piloti , mantenuti in uno stato di ibernazione da Hal, il sofisticatissimo computer di bordo, l’unico realmente a conoscenza del vero significato della missione: scoprire se in realtà i monoliti neri siano alla base dell’evoluzione umana e se nascondono il segreto della vita. Ma nello spazio, Hal si ribella agli ordini e inizia a seminare la morte

RECENSIONE:

Difficile giudicare in film come questo: o lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure. Questo è sicuramente il film più impegnativo di Kubrick, forse il più famoso, magari il più enigmatico, ma sicuramente quello che più di tutti ha creato un epoca. Dopo di lui, non si può più tornare indietro. Girato nel 1968, è considerato ancora oggi il miglior film di fantascienza mai prodotto, punto di partenza per intere generazioni di cineasti: Spielberg lo considera come il film dal quale la sua generazione ha imparato a fare il cinema; Scott lo prese come principale fonte d’ispirazione per Alien e così via.
2001 Odissea nello spazio è la storia della continua ricerca dell’uomo per scoprire se stesso, le sue origini, è la lotta fra l’intelligenza umana e quella artificiale, tra il limite della scienza e del ponderabile e l’infinito potenziale dell’ignoto e della vita, di un qualcosa di talmente magico che non può essere capito e rinchiuso in qualcosa di talmente piccolo come la nostra mente. Ironia della sorte Hal, la mente computerizzata, arriva a simboleggiare l’uomo e i suoi stupidi ed inutili tentativi di voler comprendere ad ogni costo la realtà della vita, l’universo, l’infinito. Un’impresa troppo ardua e difficile per chi è abituato a schematizzare ogni cosa e a ridurla alle leggi fisiche.
L’odissea nello spazio, diviene un viaggio alla ricerca della magia, dell’essere, di quel qualcosa che fa andare avanti il tutto, magico ed imponderabile, unico e meraviglioso. Bowman vedrà se stesso alla fine di questo viaggio, vivrà le fasi dell’esistenza, fino a rinascere come feto, pronto per affrontare di nuovo quel meraviglioso enigma che è la vita.
Kubrick inizialmente lo concepì come il primo capitolo di una trilogia, salvo poi ripensarci, per non cadere nel ridicolo con i seguiti.
Ripeto: o lo ami o odi. Non vi è una terza possibilità. Io scelgo la prima soluzione. Capolavoro

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