Magia Rossa

Magia_rossa

TITOLO: Magia Rossa

AUTORE: Gianfranco Manfredi

PAGINE: 210

TRAMA

Nella Milano di metà anni ’70, Mario Montrese, consulente di archeologia industriale al Museo della Scienza, rimane colpito da un articolo pubblicato su una rivista di storia da un compagno di studi, Alberto Bellini. Vi si parla di un episodio delle repressioni operate dal generale Bava Beccaris nel maggio del ’98, e soprattutto delle imprese di un mago anarchico e scapigliato, forse folle, sicuramente “sovversivo” per i parametri dell’epoca: Tommaso Reiner. Con la sola forza del pensiero, Reiner sembra capace di fermare a distanza i macchinari dell’industria, o di far scoppiare i fucili dei carabinieri puntati sugli operai in fuga. Avvolto in fumi sulfuree Reiner compare anche nel resoconto di una serata medianica in casa di un avvocato scettico, presenti il comico Ferravilla, la sua amante Emma Ivon, lo scultore Bazzaro e vari scapigliati. L’avvocato perisce nello scoppio di una macchina galvanica. Ce n’è abbastanza per mettere sulle tracce di Reiner i due amici e Marisa, che è la donna di Mario dopo esserlo stata di Alberto. Puntualmente la caccia si complica di morti ammazzati e inquietanti prodigi: idoli che si animano, automi assassini, visioni d’incubo, morti viventi, in un intreccio sempre più fitto di coincidenze e disvelamenti. Si direbbe che Tommaso Reiner è vivo, vivissimo, ben deciso a difendere il suo segreto…

RECENSIONE

Scritto nel 1983, Magia Rossa rappresenta, a detta dello stesso Manfredi, un tentativo di realizzare una storia horror che affondasse le sue radici nella tradizione del nostro paese, in questo caso principalmente Milano, ed avesse, come già accadeva da qualche anno nelle opere dei colleghi scrittori degli U.S.A., un substrato sociale moderno.
La storia è suddivisa in tre sezioni precedute da un prologo e in tutto sono trentatré capitoli. Ovviamente tutto è voluto dall’autore che ha voluto rendere omaggio ai suoi studi filosofici e soprattutto alla triade hegeliana Tesi/Antitesi/Sintesi, dominante nei movimenti del ‘68 in cui l’autore ha sempre dichiarato di essersi formato.
In circa duecento pagine, assistiamo al sapiente sfoggio delle abilità di Manfredi che parte da una citazione marxiana del Manifesto del Partito Comunista, si addentra nel mistery e nel simbolismo con riferimenti alla Loggia Massonica e agli Illuminati (differenti però dalla setta descritta da Dan Brown in Angeli e Demoni, qui viene data prevalenza al loro lato occulto), descrive una Milano cupa e gotica, creando un’ambientazione tipica dei film del primo Dario Argento, per arrivare all’horror puro con possessioni, evocazioni di divinità antiche e malvagie e omaggiando gli zombie di Romero con il finale, forse troppo plateale se confrontato con l’atmosfera più intima che pervade il resto del libro.
Considerato un caso editoriale all’epoca della sua uscita, Magia Rossa ancora oggi conserva intatta la sua forza di calamitare l’attenzione del lettore senza cali durante l’evoluzione della vicenda.

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